Piegare la montagna impossibile - Cesare Maestri

Bend the Impossible Mountain - Cesare Maestri
"Cesare Maestri e Mario Cristofolini prestano soccorso durante la discesa a valle. Dolomiti." by Autore sconosciuto — Public Domain

Chi era Cesare Maestri, lo “Spiderman delle Dolomiti”?

Nato a Trento nel 1929, Cesare Maestri è stato uno dei più grandi pionieri dell'arrampicata su roccia al mondo. I suoi primi anni furono difficili a causa della morte della madre e dello scoppio della Seconda Guerra Mondiale. Trovò solitudine e libertà nella natura, e soprattutto in montagna, a cui attribuì la sua “rinascita”. Iniziò ad arrampicare all'età di 17 anni.

Iniziò a pubblicare storie sulle sue avventure e lavorò come guida alpina per gran parte della sua prima vita adulta. Le sue estreme imprese in solitaria sulle Alpi divennero leggendarie. Fu anche un pioniere nell'arrampicata di vie alpine di grado VI. Per le sue estreme ascensioni sulle Alpi, si guadagnò il soprannome di "Spiderman delle Dolomiti".

Lo "Spider" rifletteva un'epoca dell'arrampicata definita da un'estrema audacia, sistemi di corda rudimentali e uno straordinario coraggio. Ma stava per affrontare la sua sfida più estrema, nelle remote montagne dell'estremo sud.

Perché Maestri decise di tentare il Cerro Torre in Patagonia?

Fu nel 1959 che Maestri puntò lo sguardo su quella che sarebbe diventata nota come la “montagna impossibile”: il Cerro Torre, un'ostile torre di granito sferzata dai venti glaciali e notoriamente descritta come l'“urlo di pietra”.

Insieme al suo eccezionalmente abile compagno di scalata, Toni Egger, Maestri tentò di scalare il Cerro Torre ai limiti della resistenza umana. Ma la tragedia li attendeva: durante la discesa, Toni Egger perse la vita.

Insieme a Egger, Maestri perse anche la sua macchina fotografica, l'unica prova fisica che avrebbe potuto fornire una prova conclusiva della loro impresa. Senza le fotografie, l'implacabile mondo dell'alpinismo si rifiutò di credergli e, senza esitazione, accusò Maestri di essere un bugiardo.

La Seconda Ascensione: Ossessione e la Pressione dei Chiodi

Quella famosa sfida trasformò il Cerro Torre in una ferita e in un'ossessione che durò 11 anni. Incapace di sopportare di essere etichettato come bugiardo, nel 1970 Maestri decise di tornare in Patagonia, non per riconciliarsi con la montagna, ma per sconfiggerla e sottometterla.

La scalata divenne un vero e proprio assedio meccanico, poiché Maestri decise di trascinare un pesante compressore a gas da 100 chilogrammi passo dopo passo lungo le incredibili pareti verticali.

Usando questa attrezzatura, piantò circa 400 chiodi nel granito vivo, forzando la via verso la cima. Questa divenne nota come la “Via del Compressore”.

Fu il suo modo di “piegare” la montagna alla sua volontà, una dura sfida alla natura e ai suoi critici che scatenò un'enorme controversia.

Conclusione: Morte e la Fine del Fungo di Ghiaccio

In definitiva, possiamo dire che questa storia ha un sapore amaro e poetico, come ogni vera leggenda dovrebbe avere.

Cesare Maestri è morto il 19 gennaio 2021, portando con sé tutti i segreti e la verità che circondano quella prima tragica ascensione.

Tuttavia, il Cerro Torre stesso ha subito una trasformazione epocale, quasi come se fosse legato da una doppia connessione al suo più feroce avversario.

Durante la sua spedizione con il compressore, Maestri si avvicinò alla cima ma non la raggiunse. Sostenne che l'enorme fungo di ghiaccio terminale non era una parte strutturale della montagna e che un giorno sarebbe crollato.

E in quella che potrebbe essere vista come la mano del destino, la natura gli diede ragione: massicce sezioni del famoso fungo di ghiaccio che definiva la cima alla fine caddero e scesero a valle.

Così, la montagna impossibile perse parte della sua effimera corona e, così facendo, chiuse il libro su un uomo, la sua ricerca ossessiva e una delle saghe più affascinanti nella storia dell'esplorazione verticale.